IO SONO UN GATTO, un nome ancora non ce l’ho

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Il progetto “IO SONO UN GATTO, un nome ancora non ce l’ho” prende il nome dal romanzo di Natsume Soseki “IO SONO UN GATTO”. Il protagonista di questo libro, che gli altri gatti chiamano “Senza nome”, è un simpatico ed acuto gatto dal pelo grigio e giallo. Sotto il suo sguardo si apre la follia che aleggia in Giappone all’alba del ventesimo secolo.
Il nostro eroe felino vive a casa di un professore che si atteggia a grande studioso; il gatto lo osserva, ce lo racconta. A volte lo vede dormire nel suo studio, altre volte lo vede cimentarsi in imprese bizzarre: compone haiku, scrive prosa inglese piena di errori, si esercita nel tiro con l’arco, recita canti, spettegola delle vite altrui… Insomma, il nostro gatto ci mostra a quale grado di insensatezza gli esseri umani possono arrivare senza nemmeno rendersene conto.
La voce narrante e il punto di vista sono quelli di un gatto e questo dona al romanzo la dovuta delicatezza e la possibilità di mostrare con occhio esterno ma molto ravvicinato le debolezze non solo dei piccoli intellettuali giapponesi ma dell’umanità intera.
Il gatto è estremamente acuto, attento e intelligente e arriva persino a leggere i pensieri del padrone, ma chiaramente quello che interessa a non è certo fare un’analisi del comportamento felino, ma avvalersi di questo particolare punto di vista per sbeffeggiare i suoi simili e per mostrare il proprio concetto di morale e la propria visione filosofica, cui dedica dei piccoli trattati che si inseriscono più volte nella narrazione.

Il progetto ha la finalità di trattare Il tema della tutela degli animali, e in particolare la legge del 2004 contro i maltrattamenti. Tale tematica entra quindi nel piano scolastico, insieme all’educazione ambientale, all’educazione civica, all’insegnamento dei principi della legalità, del vivere insieme e della convivenza civile.

Il tema dei diritti degli animali si basa su diversi aspetti della convivenza fra uomo e animali. È una materia molto complessa e frammentata, che affonda le sue origini nella cultura e nella filosofia e subisce influenze da numerosi gruppi di pressione, correnti di pensiero, interessi economici o di altra natura. In alcuni casi, il diritto animale è conseguente a motivazioni che interessano il benessere, il guadagno o la salute degli esseri umani: le leggi in materia sanitaria e veterinaria ne sono un esempio.
I labili confini dei diritti degli animali vengono erosi in occasioni particolari, soprattutto quando la legge non pone il benessere degli animali al di sopra del vantaggio umano. Ciò avviene tipicamente, ma non solo, nelle occasioni in cui la controparte umana ne tragga un vantaggio economico (ad esempio è il caso degli animali circensi, degli animali selvatici in aree sottoposte a disboscamento o trasformazione radicale dell’ecosistema e degli animali da allevamento, sia nel caso degli animali da compagnia sia per gli animali destinati ad altri scopi), un vantaggio “scientifico” (come nel caso della vivisezione), o un vantaggio materiale (come nel caso della macellazione).
Data la complessità della materia, a livello legale vi sono difficoltà oggettive nella rappresentazione e gestione delle controversie che vertono sulla lesione dei diritti degli animali: prendendo in esame il solo ordinamento italiano, ci accorgiamo come le leggi nazionali lascino un vuoto normativo che può essere colmato o meno a livello locale. Poiché gli animali non hanno una propria voce, la pressione per implementare i loro diritti a livelli legali centrali, o almeno localmente autorevoli, è lasciata all’iniziativa dei singoli, dei movimenti, delle campagne di sensibilizzazione, dell’attivismo di diverso tipo. La situazione italiana, attualmente, è costituita da un’ossatura normativa di massima, che può essere definita nel dettaglio a livello locale. Ciò rende particolarmente duro il lavoro di chi intende far valere i diritti degli animali, costretto a scontrarsi con una legge che non esiste ovunque o non è omogenea sul territorio, diminuendo le possibilità di rintracciare precedenti e di appellarsi a leggi valide in un preciso territorio o per una precisa fattispecie.